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ROMANZI E RACCONTI
Nella luce incerta del romanzo dì questi anni, continua sempre ad esserci, e nonostante tutto, una voce che narra, una balbuzie incorporea, il riflesso condizionato di un intreccio che s'ingarbuglia e rivela la trama dì una psiche, un misterioso ron ron che si fa linguaggio e, talvolta, stile. Per invecchiare ho bisogno di tempo, romanzo d'esordio di Vìto Bruno, è una narrazione che si dipana lungo un itinerario volutamente abituale, punteggiato da sogni, riflessioni, velleitarismi approssimazioni di idee. Chi dice “io” sembra ancora calato nel liquido amniotico, come si addice al blando clima (romano?) entro cui si agitano le vicende del protagonista e delle sue ragazze. Sì sale e si scende dagli autobus per raggiungere scenari strettamente intercambiabili. Una ruminazione interiore precisa quanto immmobile segna il percorso di una coscienza che vorrebbe forse protestare, ma che invece tende inevitabilmente ad amalgamarsi. Dice, ad un certo punto il protagonista: «Non mi restava che acquattarmi in un angolo e aspettate, come sempre". Nell'opacità generale dei gesti e delle cose rimane, spesso sorprendente, il soprassalto poetico della lucida fragilità della percezione del mondo. Una prosa analitica, interiorizzata, per percorrere il risvolto opaco dell'esistenza. E una grande innocenza -di cui soprattutto va dato atto a Vito Bruno- che costringe il lettore a confrontarsi con un'intrinseca ambiguità che però trova una sua chiave narrativa assai vicina alla liberazione o, come si sarebbe potuto dire in un'epoca anteriore, alla catarsi.